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Le chiese rupestri di Matera e del parco della Murgia materana


Il territorio di Matera è caratterizzato dalla presenza di circa 155 chiese rupestri scavate nella roccia calcarea, in buona parte fruibili anche se in alcuni casi difficilmente raggiungibili. Molte di queste chiese risalgono al periodo compreso tra l'VIII e il XIV secolo quando Matera, per via della propria posizione baricentrica tra il Ducato longobardo di Benevento e le province bizantine, nonché per la particolare morfologia del territorio circostante, rappresentava un importante polo di attrazione sia per i monaci bizantini che per i benedettini.

I numerosi insediamenti monastici conseguenti a tale immigrazione, spesso indicati con il termine generico di chiese rupestri, non presentano una forma unitaria, anche perché la graduale evoluzione dello stile di vita monastico ne ha condizionato l'impianto architettonico: dagli eremi o asceteri, semplici celle monastiche dalla forma irregolare e caratterizzate dalla presenza di croci graffite e rare icone, si passa alle laure, complessi di diverse grotte disposte intorno ad una chiesa, luogo d'incontro e di preghiera per i monaci della comunità.

Nelle laure, i monaci trascorrono le giornate nelle proprie celle, pregando e dedicandosi a lavori manuali; il sabato s'incontrano nella chiesa comune, il coenobium, dove ricevono la comunione e fanno vita di comunità fino alla domenica sera, quando ritornano alle proprie celle. La laura (detta anche lavra o skita) presenta un impianto architettonico più complesso rispetto all'asceterio e una maggiore ricchezza iconografica. Con il passare del tempo, lo stile di vita eremitico o semi-eremitico viene definitivamente abbandonato, a favore di quello comunitario: fioriscono i cenobi, complessi estesi e molto più elaborati dal punto di vista iconografico e architettonico, spesso sviluppati su più livelli a causa della morfologia del territorio.

Mentre il modello della laura caratterizza principalmente il monachesimo bizantino, il cenobitismo è espressione del monachesimo benedettino: San Benedetto, nell'omonima regola, propone uno stile di vita comunitario basato sulla preghiera e il lavoro (ora et labora) come rimedio contro l'accidia, evitando però le estreme privazioni e le mortificazioni del corpo che avevano contraddistinto il modello eremitico.

Tuttavia, la genesi delle chiese rupestri è un fenomeno molto complesso che non può essere circoscritto alla sola presenza monastica: ancor prima di rispondere ad una precisa esigenza di presenza sul territorio delle varie istituzioni ecclesiastiche, le chiese rupestri sono la chiara manifestazione del bisogno spirituale di una popolazione sparsa su un territorio molto vasto.

Osservando la collocazione di questi luoghi di culto, si ottengono preziose informazioni sui processi di urbanizzazione o, più in generale, di antropizzazione del territorio: la presenza di una chiesa rupestre in un luogo impervio, oggi apparentemente privo di qualsiasi segno della presenza umana, ci suggerisce che un tempo quel luogo era al centro di attività produttive, come l'agricoltura o la pastorizia, oggi completamente abbandonate. D'altronde, l'eccezionale numero di chiese è una conseguenza, oltre che della suddetta immigrazione di monaci, proprio dell'estrema frammentarietà dell'insediamento umano nel territorio di Matera e della presenza di uno o più luoghi di culto per ogni singola comunità di pastori o agricoltori.

Pertanto, pur riconoscendo l'enorme influenza dei benedettina e bizantina e il loro ruolo di guida delle locali comunità agropastorali,
non si può ridurre il fenomeno ai soli insediamenti monastici : numerosi sono, infatti, i santuari rupestri, chiese isolate meta di pellegrinaggi in particolari occasioni, e le chiese dei casali, molto simili al modello cenobitico ma, a differenza di quest'ultimo, punto di riferimento di una comunità laica di pastori e agricoltori.

Nel corso dell'XI secolo, si diffonde la tipologia basilicale, ben rappresentata dalla chiesa di Santa Lucia e Agata alle Malve. Tra XII e XIV secolo, si manifesta un crescente disinteresse nei confronti della struttura interna delle chiese, che da questo momento in poi presentano spesso una planimetria irregolare e spesso improvvisata.

Alla fine del 1300, l'età d'oro delle chiese rupestri del materano è ormai finita e le nuove chiese presentano o uno schema planimetrico poco elaborato o una ripetizione del modello basilicale. Tra il XVI e il XVII secolo, sotto l'influenza francescana, c'è un revival dell'interesse per le chiese rupestri: vengono ristrutturate chiese abbandonate nei secoli precedenti, spesso stravolgendone l'impianto originario, e ne sono scavate di nuove, abbastanza modeste dal punto di vista architettonico. A cominciare dal XVII secolo molte chiese, umide e fatiscenti, vengono sconsacrate e spesso trasformate in ricoveri di fortuna per le greggi.





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